martedì 5 novembre 2013

Before Midnight

Terzo e ultimo capitolo della saga d'amore tra Jesse e Celine, il film di Richard Linklater arriva, puntuale, a nove anni di distanza da Before Sunset (2004), dopo che questo aveva seguito di altrettanti anni l'iniziale Before Sunrise (1995).

Atto primo: Jesse (Ethan Hawke) e Celine (Julie Delphy) sono un giovane americano in viaggio in Europa e una ragazza francese di ritorno a Parigi, che si incontrano per caso su un treno con scalo a Vienna, altrettanto per caso decidono di trascorrere una giornata insieme, e altrettanto per caso si innamorano, promettendosi di incontrarsi nuovamente sei mesi dopo. Atto secondo: Jesse e Celine (sempre Hawke e Delphy) si ritrovano a Parigi quasi dieci anni dopo il loro primo incontro, alla presentazione del libro di Jesse che parla proprio di quella famosa giornata a Vienna. Bastano poche ore a far rivivere un'attrazione magnetica che lascia presagire un futuro roseo. Atto terzo, Before Midnight: quel futuro è ormai il presente. Jesse e Celine (e gli attori, ancora una volta, non cambiano) vivono insieme e hanno due figlie gemelle. Ma una vacanza nel paradiso naturale del Peloponneso porta a galla le crepe e le incertezze di un rapporto che il tempo e la vita quotidiana tentano di erodere.

Un appuntamento immancabile per chi si è perso nella bellezza semplice ed esemplare dei primi due capitoli, qui esaltata e rafforzata da una situazione drammatica che alla fine non fa altro che esaltare ancora di più la forza dell'amore vero. Come in Before Sunrise e in Before Sunset, non è negli eventi la forza del film - poche e lunghe le scene, con la camera statica o in carrellata a seguire i passi dei protagonisti, e fondamentalmente succede ben poco - ma nelle parole, capaci di spaziare dall'amore alle difficoltà sul lavoro e nella vita di tutti i giorni, dal sesso al significato profondo dell'esistenza, dall'arte e dalla bellezza ai confronti tra generazioni distanti anni luce ma unite dalla stessa natura umana. E non solo nelle parole, ma anche nei silenzi, altrettanto forti e pregni di significato, negli sguardi, in un gioco continuo tra i due protagonisti che dopo diciotto anni rasenta la perfezione, e nei volti, naturalmente invecchiati (o meglio, maturati) nella fiction quanto nella realtà.

Un film di una sensibilità unica in cui è facile specchiarsi per osservare i propri difetti e i propri punti di forza, in una relazione tra due persone che, per quanto particolare e unica, si fa universale, condizione esemplare del rapporto uomo-donna. E un cinema che una volta tanto mette da parte fronzoli ed effetti speciali e si spoglia, per raccontare, con una storia semplice, la bellezza e al tempo stesso le difficoltà del vivere insieme, del costruire qualcosa e di farlo durare nel tempo.


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