sabato 11 maggio 2013

Vita di Pi

L'ultimo film di Ang Lee narra l'incredibile avventura del giovane Piscine Molitor Patel, meglio noto come Pi.
Nato e cresciuto nello zoo di proprietà del padre a Pondicherry, India francese, raggiunta l'adolescenza Pi si trova costretto ad abbandonare il paese natale con tutta la famiglia in cerca di migliore fortuna in Canada. Imbarcatosi su una nave mercantile giapponese con il padre, la madre, il fratello maggiore Ravi e tutti gli animali dello zoo, durante un terribile temporale il cargo affonda: gli unici superstiti a bordo di una scialuppa di salvataggio sono lui, un orango, una zebra, una iena e una temibile tigre di nome Richard Parker. Ben presto rimarranno in due: ha inizio un'avventura che durerà 227 giorni, in cui il giovane Pi dovrà imparare a sopravvivere non solo alla tragedia, ma anche a una convivenza forzata che si evolverà in un particolarissimo rapporto di amicizia.

Tratto dall'omonimo romanzo di Yann Martel, "Vita di Pi" fa la spola tra molti padri putativi - M Night Shyamalan, Alfonso Cuarón, Jean-Pierre Jeunet - prima di essere adottato dal pluripremiato regista taiwanese (tra gli altri "Mangiare bere uomo donna", "La tigre e il dragone", "I segreti di Brokeback Mountain"). Il risultato è eccellente: riviviamo la storia del protagonista (l'esordiente Suraj Sharma, scelto in un cast di 3000 ragazzi) narrata dal Pi adulto (Irrfan Khan) allo stesso Martel, in cerca di un soggetto per il suo nuovo libro. Prendiamo confidenza con un ragazzo particolare, che ha il nome di una piscina e che, per dare un taglio alle derisioni dei compagni di scuola, decide di imparare a memoria tutte le cifre del Pi greco per far accettare agli altri il diminutivo. Circondato da persone razionali e concrete, il giovane Pi si interroga sulla vita e approfondisce le varie religioni, arrivando a seguire contemporaneamente cristianesimo, induismo e islamismo. Circondato dagli animali dello zoo, si convince che questi abbiano un'anima: fino a quando il padre lo scoprirà a dar da mangiare a Richard Parker e gli darà una lezione con cui si troverà a fare i conti durante il naufragio.
E poi la parte centrale del film, che inizia con un'impressionante disastro alla "Titanic" e segue con la scialuppa, i due protagonisti e un'infinità d'acqua salata: è questo lo scenario di un romanzo di formazione che prende le mosse dal Terzo Mondo e si sviluppa nel mezzo dell'Oceano. Una Natura imponente e sterminata che Pi si trova ad affrontare per raggiungere il proprio scopo, che è essenzialmente vivere, salvarsi e contemporaneamente salvare anche la tigre, sua compagna e gemella in un rapporto simbiotico che è fonte di energia e motivazione ad andare avanti, a resistere. 
Il finale poi è non solo commovente ma anche sorprendente, capace di chiudere il cerchio recuperando l'alito animista della prima parte del film. Diciamo solo che offre molteplici chiavi di lettura per un'opera che è allo stesso tempo uno spettacolo per gli occhi - impossibile non rimanere colpiti dall'ottima fotografia di Claudio Miranda, al crocevia tra natura e computer graphics - per la mente ma soprattutto per il cuore.
Undici nomination e quattro premi Oscar: regia, fotografia, effetti speciali e colonna sonora.


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