giovedì 9 maggio 2013

Noi siamo infinito

C’è un'età in cui siamo permeabili come spugne, universi in espansione e in costante rivoluzione. Assorbiamo, ci contraiamo, rilasciamo, con grossolana imperfezione. Non sappiamo guardarci con obbiettività (forse mai impareremo), ascoltiamo una voce, l’unica che può ridarci l’immagine che neanche uno specchio restituisce chiaramente, quella degli amici: voce del mondo intero.
Il protagonista di Noi siamo infinito (The Perks of Being a Wallflower, 2012) è Charlie, un adolescente con un trascorso difficile che al primo giorno di liceo sogna l’ultimo. La sua speranza è di trovare un amico. Qualcuno che possa arginare, con il proprio sguardo benevolo, la forza di una sensibilità acuta e potenzialmente autodistruttiva.
Il cinema statunitense ci ha abituati ad alcune immagini dell’adolescenza, radicandole nell’immaginario collettivo in maniera indelebile: la classe con i banchi singoli e le frecciatine tra compagni, gli armadietti dei corridoi come principali unità di misura della “popolarità” (espressione tristissima che rende alla perfezione la catastrofe emozionale di chi popolare non è) e poi la mensa, vero e proprio campo di battaglia per l’autoaffermazione, regolato dall’equazione siedi al tavolo giusto = esisti. L’altra metà della partita sociale si gioca sulle tribune, perché faresti bene a farti piacere il football se vuoi trovare un posto. E poi le feste, il sesso, le droghe. Infine naturalmente, quella che delle feste è la regina, il ballo del liceo, la notte in cui tutto può succedere.
In Noi siamo infinito, secondo lungometraggio di Stephen Chbosky, autore dell’omonimo romanzo epistolare Ragazzo da parete (The Perks of Being a Wallflower), c’è tutto questo, ma del contesto viene fatto uso sapiente. Ogni forma canonica dell’immaginario scolastico e adolescenziale è percorsa da un alito di vita che rende il film un’esperienza da sentire prima ancora che da guardare. Vibrano corde emozionali a una frequenza che risveglia ricordi impressi nell’anima, attimi in cui abbiamo abbracciato l’infinito tutto, solo per essere al momento giusto dove dovevamo essere, con una sana dose di incoscienza e lo sguardo limpido.
Nostalgico e fresco al tempo stesso, impreziosito da una potente colonna sonora e dalle ottime interpretazioni dei giovanissimi Logan Lerman (Percy Jackson & the Olympians: The Lightning Thief), Emma Watson (My Week with Marilyn) ed Ezra Miller (We Need to Talk about Kevin), nel suo genere un piccolo capolavoro.


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