lunedì 25 febbraio 2013

Promised Land

Steve Butler (Matt Damon) e Sue Thomason (Frances MacDormand) lavorano per la Global, colosso economico operante nel settore dell'energia. I due vengono inviati a McKinsley, piccola cittadina rurale nel cuore degli Stati Uniti, il cui sottosuolo ospita un ricco giacimento di gas naturale: il loro scopo è quello di acquistare dagli abitanti del posto il terreno necessario per trivellare e costruire nuovi pozzi estrattivi. Anche grazie alla crisi del settore agricolo e alla povertà della popolazione dovrebbe essere un gioco da ragazzi, ma l'intervento dell'anziano professore Frank Yates (Hal Holbrook) e dell'ambientalista Dustin Noble (John Krasinski) renderanno le cose ben più difficili.

Tratto da un racconto di Dave Eggers - sì, quello di "L'opera struggente di un formidabile genio" e "Conoscerete la nostra velocità", ormai da tempo dedito a cause sociali - e sceneggiato dagli stessi Krasinski e Damon, "Promised Land" doveva essere per quest'ultimo l'esordio alla macchina da presa, non fosse stato per la decisione finale della produzione di affidare il film al più esperto Gus Van Sant. Dopo "Will Hunting" e "Gerry" i due si trovano dunque di nuovo insieme, in un film che ci mostra il conflitto tra il progresso, doloroso, ingiusto anche se spesso necessario, e la volontà di preservare intatta la natura e le tradizioni. Non ci sono soltanto i dubbi degli abitanti di McKinsey - vendere terreni che si possiedono da più di cent'anni in cambio di una nuova vita? - ci sono anche i dubbi di Steve, combattuto tra le proprie origini di ragazzo cresciuto in campagna e la voglia di successo nel mondo del business. E su tutto l'indomabile potere dei colossi economici, capaci di indirizzare l'opinione della gente comune a proprio piacimento, anche con gli escamotage più subdoli.
Spazio anche per la commedia: il regista ambienta la vicenda in un tipico spaccato di provincia americana, quella più rurale e autentica, dove c'è posto anche per arguti scambi di battute tra i due scaltri venditori (la MacDormand come al solito eccellente), innamoramenti con la maestrina del posto (Rosemarie DeWitt), serate al pub e feste di campagna. Insomma, Van Sant ci pone di fronte al problema, ci fa vedere le varie sfaccettature della questione ma, nonostante l'orientamento ambientalista e anti-Global sia alla fine quello prevalente, si astiene dal rimarcare una posizione netta e definita, nascondendosi dietro ai dubbi e alle fragili convinzioni dei personaggi e a siparietti a tratti forzati. Dopo gli eccellenti "Milk" e "Restless", un piccolo passo indietro.


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