giovedì 14 febbraio 2013

Flight

A tredici anni dai precedenti "Cast away" e "Le verità nascoste" e dopo tre film di animazione, Robert Zemeckis torna alla real action con "Flight", storia che ha per protagonista il comandante di aerei di linea della SouthJet William "Whip" Whitaker (Denzel Washington): abbandonato dalla moglie e dal figlio adolescente a causa dei suoi seri problemi col bere, dopo l'ennesima notte brava a base di sesso, alcool e droga Whip si mette al comando del volo 227 Orlando - Atlanta. A causa di un guasto tecnico l'aereo sembra destinato a schiantarsi, ma solo grazie alla sua audace manovra riuscirà a toccar terra con un atterraggio di fortuna. Risvegliatosi in ospedale viene a sapere che, grazie al suo intervento, solo sei degli oltre cento passeggeri sono morti: ma è da questo momento che per il comandante Whitaker inizierà una corsa contro il tempo, contro l'opinione pubblica e soprattutto contro se stesso per nascondere le proprie responsabilità e il suo stato al momento dell'incidente.

Nonostante un ritmo avvincente e un soggetto di prima scelta, "Flight" rimane nel limbo delle occasioni perse. Zemeckis sbanda ripetutamente da una sponda all'altra: da una parte veicola un messaggio moralista e dall'altra cede alle fascinazioni della vita ribelle e oltre i limiti; tira in ballo Dio e la fede religiosa in improbabili incontri in ospedale con malati terminali e nelle discussioni con l'assistente di volo Margaret (Tamara Tunie) e con il co-pilota Ken Evans (Brian Geraghty), scomodando massimi sistemi filosofici che poi rimangono a mezz'aria, desaparecidos nel prosieguo del film; tratteggia un'improbabile storia d'amore tra il protagonista e la tossicomane Nicole (Kelly Reilly) - conosciuta all'ospedale dove erano ricoverati l'uno a seguito dell'incidente, l'altra dopo un'overdose di eroina - che all'inizio sembra fondamentale per l'evolversi delle vicende, per poi rivelarsi solo uno sbiadito sottofondo. Anche il ritmo è altalenante: la tensione che caratterizza la scena dell'incidente aereo e tutto il legal drama successivo viene spesso spezzata da trovate comiche con raccordi che spesso scricchiolano - anche se alcune scene sono memorabili, prima tra tutte quella del risveglio in albergo prima del processo finale, con l'esilarante entrata in scena di un sempreverde John Goodman nei panni dell'amico e spacciatore Harling Mays.

A Zemeckis e a Washington va in ogni caso riconosciuto il merito di aver saputo caratterizzare al meglio un uomo che, nonostante superi continuamente la soglia e stia sistematicamente mandando in frantumi la propria vita, riesce a convivere col suo problema, addirittura senza nemmeno ritenerlo tale. La conclusione: non si può vivere nella menzogna, prima o poi arriva la goccia che fa traboccare il vaso, e allora o ci si fa male, o ci si pente. O tutti e due.

"Flight" non è un fallimento, intrattiene, diverte e trasmette il messaggio, ma si ha la sensazione che il regista di "Ritorno al Futuro", "Chi ha incastrato Roger Rabbit" e "Forrest Gump" non abbia avuto le idee chiare su che film fare, e nel dubbio le abbia provate un po' tutte. 


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