mercoledì 28 novembre 2012

Makhno "Silo thinking"

E' praticamente impossibile parlare di Paolo Cantù senza tracciare un parallelo con la carriera di uno dei suoi più longevi compagni di viaggio, Xabier Iriondo: entrambi sulla scena musicale da oltre vent'anni, durante i quali hanno dato vita a molte delle band cardine dell'underground nazionale, dagli Afterhours ai Six Minute War Madness, dagli A Short Apnea agli Uncode Duello, passando per un'infinità di progetti minori; entrambi giunti all'esordio in solitaria solo ora, peraltro dopo un'anticipazione condivisa nel decimo ed ultimo volume della Phonometak Series, in cui gli artisti si spartivano i due lati del 10".

E' invece impossibile per me fare un confronto tra il disco in questione ed "Irrintzi", l'album di Iriondo, che non ho ascoltato. Cosa che non mi impedisce comunque di tessere le lodi di questo eccellente "Silo Thinking": c'è molto delle esperienze pregresse del nostro Makhno, a partire dai clangori industrial della chitarra (ecco i Tasaday) che spesso e volentieri si lancia in sferraglianti progressioni noise memori degli Shellac (Remember) e dei Novanta più noise e math.
Esplicito il messaggio politico sin dalla scelta del moniker, preso in prestito all'anarchico ucraino Nestor Makhno al quale è dedicata una versione noise - e qui L'Enfance Rouge ha fatto scuola - dell'inno La Makhnovtchina, e che continua con le successive Ulrike (Meinhoff, della banda Bader-Meinhoff), proto-techno a suon di drum machine e sei corde, e Zena, racconto antifascista d'epoca in dialetto genovese immerso in un delirio di percussioni e destrutturazioni chitarristiche (e qui sbucano le sperimentazioni degli A Short Apnea). Paolo Cantù si occupa di tutto: chitarre, basso, batteria, voce, drum machine, clarinetto, nastri. Campionamenti vocali a parte - tra i quali spicca il commovente omaggio all'amico Stiv Livraghi, frontman dei Tupelo e dei Playground (band dalle quali nacquero i lodigiani Satantango) morto in un tragico incidente d'auto - l'unico contributo esterno è quello di Federico Ciappini dei Six Minute War Madness nella trascinante (a onor del vero, i primi Massimo Volume potrebbero chiedere i diritti d'autore), conclusiva Custer, vera e propria dichiarazione di guerra alla mediocritocrazia oggi imperante.
Non corre invece il rischio di essere mediocre Cantù, che ci regala un album riuscitissimo nonché ottima sintesi di una carriera che pochi, in Italia, possono vantare.

(Wallace / Hysm? / Neon Paralleli / Brigadisco 2012)


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