mercoledì 10 ottobre 2012

Taras Bul'ba "Amur"

Il seguito di "Secret Chimiques" arriva a quattro anni di distanza, sempre su Wallace, sempre con Fabio Magistrali in cabina di regia.
Niente amore, come l'assonanza potrebbe far pensare: Amur è il fiume che separa la Russia dalla Cina, teatro di battaglia tra la nazione di Mao e l'URSS nel corso degli Anni Sessanta. Una fascinazione sovietica dichiarata ed evidente già dal nome scelto dal trio milanese, omaggio al nomade cosacco creato dalla fantasia di Gogol'. 

Attivi da oltre quindici anni, i Taras Bul'ba non sono dei ragazzini e lo dimostrano con una miscela di math rock strumentale che non disdegna incursioni in territori noise o progressive. Coup de grace e Ogro partono stralunate, lente e sottovoce, con gli slides della chitarra di Andrea Silvestri che anticipano bordate di rumore e distorsione sorrette dalla sezione ritmica solida e compatta di Caputo e Sambusida. Voci e sussurri campionati scandiscono un continuo andirivieni di quiete e tempesta, nevrotici cambi di ritrmo e registro che fanno ben presto perdere ogni coordinata. Un gioco a confondere che viene perfezionato in Short drop, brano teso e nervoso che - tanto per rimanere in città e in casa Wallace - mostra più di un'affinità con formazioni sempre strumentali quali Fuzz Orchestra e Shipwreck Bag Show. La titletrack fonde invece un motorik inquieto e fumoso di stampo Neu! con l'incedere frenetico dei migliori Laddio Bolocko, mentre Psicofonia innesta delle policromie di chitarra di stampo Battles sui soliti ritmi metallici. Una tensione che raggiunge l'apice con My name is Igor, basso e batteria martellanti con una chiatarra noise che resuscita i primi Jesus Lizard, e con Ior, incedere marziale verso la fine dell'album, vero e proprio pulp in musica. Continui cambi di registro - sia da un brano all'altro sia all'interno dello stesso brano - che hanno un'inquietudine di fondo come minimo comun denominatore. Croce e delizia di una band tanto valida tecnicamente e convincente (dopo ripetuti ascolti) quanto difficilmente inquadrabile e sfuggente.

(Wallace Records 2012)


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