giovedì 6 settembre 2012

La Faida

Nik (Tristan Halilaj) e Rudina (Sindi Lacej), fratello e sorella, sono due adolescenti che vivono in un paesino rurale nel nord dell'Albania: lui è all'ultimo anno di scuola, trascorre le giornate in compagnia del suo migliore amico e della ragazza di cui è innamorato, sogna di aprire un internet point ma per ora deve accontentarsi di un cellulare che utilizza continuamente. Lei è più giovane ma più matura del fratello, le piace studiare e spera di iscriversi all'Università. La routine viene improvvisamente spezzata quando il padre, in seguito a una lite per il passaggio su un piccolo appezzamento di terra, accoltella ed uccide il rivale per poi darsi alla macchia. E' la scintilla che dà il via a una violenta faida: secondo le leggi dell'antico codice Kanun i parenti della vittima ha il diritto di uccidere un membro maschio della famiglia colpevole, cosa che obbliga il giovane Nik a un isolamento forzato in casa di durata indefinita. Intanto c'è una famiglia da mandare avanti: tocca a Rudina prendere il posto del padre e consegnare il pane per il villaggio tutte le mattine, ma per farlo dovrà abbandonare gli studi. Inizialmente provata dall'improvvisa responsabilità, Rudina pian piano si abitua ai nuovi ritmi e accetta la situazione in cui è stata catapultata. Non è lo stesso per Nik, che non sopporta di sacrificare il fiore dei propri anni e cercherà in tutti modi di trovare una soluzione all'assurda faida.

Frutto di una coproduzione tra Stati Uniti e Albania, diretto dall'americano Joshua Marston ma scritto a quattro mani con Andamion Murataj - la sceneggiatura è stata premiata a Berlino col Leone d'Argento - "The Forgiveness of Blood" mette in atto uno scontro tra mondi così vicini e al tempo stesso tanto lontani: in un paese come l'Albania che è entrato nel terzo millennio in punta di piedi, agli adulti e alle loro usanze e tradizioni dure a morire si contrappone una nuova generazione che usa i cellulari e le videocamere, naviga in internet ed è iscritta a Facebook, gioca con i videogames, si innamora, vuole studiare e desidera un futuro anche al di fuori del piccolo villaggio in cui si è nati. La sincerità e la schiettezza di Nik non vanno d'accordo con il senso dell'orgoglio del padre, non disposto ad ammettere le proprie responsabilità e cocciuto nell'anteporre l'onore al futuro e alla vita dei propri figli.

Il tema non è nuovo e anche lo scontro generazionale tra padri vecchio stampo e figli internauti l'abbiamo già sperimentato più e più volte. C'è poi la questione della prospettiva, quella di un americano, Marston, che vuole dire la sua su un universo a lui alieno, di cui non può comprendere a pieno i perchè e i come. Così come non possiamo noi spettatori, italiani, europei occidentali. Per quanto ben rappresentata, questa faida è solamente una rappresentazione semplificata di un qualcosa derivante da secoli di storia in un paese di cui sappiamo a malapena il nome, ben più complesso di una lotta tra generazioni diverse.
A parte le critiche e le perplessità, "The Forgiveness of Blood" ha anche molti pregi: un cast all'altezza, un'ottima colonna sonora, una suspence che si taglia col coltello ogni volta che il protagonista si avvicina ad una finestra o si affaccia al secondo piano in costruzione della propria casa, ci si attende uno sparo da un momento all'altro. Ed infine memorabile la scena in cui sempre Nick scalfisce il muro del salotto con un coltello, inizialmente per noia, poi con un accanimento da cui trasudano tutta la sua rabbia e la sua voglia di vivere, come a voler frantumare la prigione fisica e psicologica che gli è stata costruita addosso.

Resta da chiedersi perchè un regista statunitense decida di ambientare un film in Albania oggi, nel 2012: semplice interesse culturale o ennesimo sintomo dell'esterofilia e dell'esotismo che oggi impazzano e contagiano ogni campo mediatico? L'occidente e il presente hanno stancato, hanno perso la carica di un tempo, e sempre di più si cerca lontano nello spazio e nel tempo. La conseguenza è spesso la perdita di aderenza al vero e la creazione di innumerevoli strati di finzione che si fondono col reale, in un moto osmotico nel quale dopo un po' non si riesce più a distinguere l'originale dalla copia. Post-modernismo 2.0.
Significativo il fatto che il film, inizialmente selezionato per rappresentare l'Albania come film straniero ai Premi Oscar 2011, sia poi stato sostituito da Amnesty di Bujar Alimani, ovvero da un film meno quotato e con meno chances ma 100% albanese.


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