giovedì 23 agosto 2012

Martyna Poznanska "Hoarse Whisper"

"Quando vivevo a Londra - ero lì per studiare suono - i rumori intorno a me mi travolgevano, ma ben presto iniziarono ad affascinarmi: udii moltissimi suoni incredibili che decisi di trasformare in musica. Per me era un'estetica completamente nuova: pensai che quegli stessi rumori, ridotti di volume ed inseriti in un contesto musicale potessero essere percepiti in maniera differente dalle persone che li sentono per strada, dove sono un fastidio e si tenta di fare il possibile per non dargli importanza. Quindi iniziai ad aggiungere ai rumori degli strumenti - clarinetto, kalimba, campane tibetane, la mia voce - mescolando il tutto per dimostrare che una coesistenza era possibile. Che i nostri passi o qualsiasi altro rumore funzionano anche nella musica".

Tornata a Cracovia dopo una lunga permanenza nella capitale inglese, è Martyna Poznanska stessa ad introdurci al suo album d'esordio, mondo di fantasmi che parlano un'idioma fatto di field recordings e urbanscapes, strumenti catturati in presa diretta e samples di questa o quella canzone, effetti digitali in Ableton. "Hoarse whisper è una narrazione alla quale ogni ascoltatore può aggiungere la sua storia, può trattare l'album come una sfida per la propria immaginazione", dice Martyna, e le crediamo: un concentrato di malinconia muta, foto in bianco e nero dalla grana che sa di tempo, navi in partenza osservate dalla finestra di un sottotetto in lontananza (la title-track, Dockland), traffico notturno che si fonde con tintinnii e percussioni infinitesimali (Endless tram pilgrimage). Mantra e echi oscuri come ombre nel sogno (Isle of dogs, My grandad just came back from the war), così come di sogno si parla per Gnawing chess dream e Readymade fur, gli episodi migliori: il primo un fluido caldo di samples, kalimba e sprazzi della voce scintillante di Martyna, il secondo un matrimonio di traffico urbano e fruscii elettronici, la realtà e la finzione che si compenetrano.

Figlia della musique concrete e dell'ecologia acustica, Martyna Poznanska non gioca per accumulo quanto per sottrazione, non produce nuovi suoni ma ne ricicla di abbandonati o incompresi. La stessa sottrazione che troviamo nei paesaggi che evoca, non saturi di immagini e significati ma spazi bianchi sui quali l'ascoltatore è libero di imprimere le proprie sensazioni. Una pittrice di suono da seguire con attenzione.
Disponibile su bandcamp, qui.

(Autoproduzione 2012)


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