martedì 31 luglio 2012

Robedoor "Rock Bottom"

Oramai con i Robedoor siamo ad altitudini tali - o a profondità così abissali, a seconda dei punti di vista - che anche un lavoro minore come "Rock bottom", inizialmente uscito in cassetta ltd edition su Night People e oggi riproposto in vinile dalla milanese Holidays Records con nuove grafiche a cura di Amanda Brown, è più che degno di menzione.

Dopo il doom blues funereo di "Burners" e la psichedelia siderale di "Too down to die", Alex e Britt Brown (deus ex machina della Not Not Fun) tornano con quattro nuovi affondi nell'abisso, tutti di media durata ad eccezione della conclusiva Wake of the mythmaker, sinfonia spaziale sorella minore della mastodontica Parallel wanderer: la litania slacker di Back on the ground muta ben presto in un crescendo di marciume e stridori, prima di implodere nel buco nero di Drag it away, un affare di dilatazioni e onde lunghe che accumula via via consistenza. E la chicca in apertura di B-side: Deep deep in Mexico non sarà solare ma di certo è materiale che scotta, scoria magnetica nel cuore della Zona del Silencio. E' tutta una fusione di frequenze incandescenti che ribollono come lava, con noi che ascoltiamo attoniti e ebeti che nemmeno un'overdose di ganja. Se i risultati sono questi, che i droners losangelini continuino pure a sfornare cinque o sei dischi l'anno.

(Holidays Records 2012)


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