lunedì 2 luglio 2012

Djeca - Children of Sarajevo

Protagonista del secondo lavoro di Aida Begić è Rahima (Marija Pikić), ragazza di Sarajevo che ha vissuto da bambina gli orrori della guerra e l'uccisione della madre. Proprio per questo si trova a dover badare al turbolento fratello minore Nedim (Ismir Gagula), tra risse scolastiche e violenza giovanile, una cinica assistenza minorile e un lavoro che non lascia intravedere futuro alcuno. Solo la forza interiore e l'amore per la propria famiglia le permetteranno di andare avanti e non soccombere agli eventi.

E' proprio nello stoicismo e nella caparbietà della protagonista il maggior tratto di continuità con "Snijeg" ("Snow", 2008), opera prima della regista bosniaca: tormenti interiori e avversità continue non scalfiscono queste donne, che hanno vissuto sulla propria pelle difficoltà ben più atroci. Sia Rahima sia Alma sono impegnate a ricostruirsi una propria vita e a trovare il proprio posto nel mondo; non hanno tempo per sorridere, non c'è posto per lo svago né tantomeno per una storia d'amore. Entrambe portano il velo, sorta di confine tra un presente in costruzione e un passato fatto di peccati da espiare, propri e di una nazione intera. Le sofferenze non emergono, nascoste da volti impassibili, ma il tumulto interiore è rappresentato abilmente da camere a mano instabili e lunghissimi piani sequenza.
Come in gran parte del cinema bosniaco il tema della guerra è presente, pur se non centrale: di quegli anni terribili restano le eco delle bombe e i ricordi - evocati da immagini di repertorio probabilmente di scuola SAGA. Ma soprattutto c'è la Sarajevo di oggi che da quegli anni fa ancora fatica a riprendersi: le prevaricazioni non sono scomparse, hanno assunto un'altra forma e sono forse ancor più gravi, ieri c'era uno scontro etnico, oggi la violenza giovanile, la criminalità organizzata e istituzionalizzata, pochi ricchissimi che fanno il bello e il cattivo tempo. Una nazione che, nonostante gli sforzi, non riesce a risollevarsi: che sia un rito propiziatorio il finale del film, sorta di ribellione emotiva alle oppressioni di ieri e di oggi, ad opera di questi adulti/adolescenti che non hanno avuto tempo e modo di essere bambini ("djeca").

Forse meno compiuto rispetto al sorprendente "Snijec", "Children of Sarajevo" è in ogni caso l'ennesimo tassello di un cinema bosniaco anno dopo anno più riconoscibile e degno di nota. Molti i capolavori ("No man's land", "The perfect circle", i corti del SAGA), molti i nomi da ricordare (Tanovic, Imamovic, Žalica, Vuletić, Kenović e infine Jasmila Zbanić, forse l'autrice più vicina a Aida Begić, basti vedere "Grbavica - Il Segreto di Esma"), ancora poco, troppo poco il pubblico.

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