giovedì 3 maggio 2012

Drink to me "S"

Se "Brazil", eccellente secondo album dei torinesi Drink to me uscito nel 2010, mostrava già l'influenza degli Animal Collective nella costruzione delle melodie e nei timbri utilizzati, ora questo nuovo "S" è una vera e propria sbornia di neo-psychedelia.

Il passo decisivo verso la maturità avviene attraverso un marcato - anche se non radicale - abbandono delle chitarre in favore di synth, samplers e kaoss pad: meno (kraut) rock, più ambient, più lisergìa, più pop. Anche l'attitudine da indie kidz viene mitigata e sfruttata in maniera più trasversale - resta una patina meno invadente rispetto al passato: smarcarsi dalla marmaglia e mettere pelo sullo stomaco. Apre i giochi il singolone Henry Miller, che coniuga riverberi, colori sfumati e ipnagogie con un senso della melodia che Avey Tare, Panda Bear e MGMT invidierebbero. Tra i candidati per la colonna sonora dell'estate - gustatevi anche il remix a cura di STRi reperibile sul web. Echi del passato impazzano anche in Disaster area, un'intro che lambisce territori house per poi trasformarsi in pop leggero e scanzonato, e nella duplice L.A. 13: nella prima parte un caleidoscopio sonoro fatto di fruscii e bolle che scoppiano ad accompagnare armonie perfette, trasfigurate in chiave electropop eighties nel reprise. Space gioca ad accumulare percussioni, loops vocali e cori, mentre Dig a hole with a needle mantiene un incedere cupo e onirico al contempo; i legami col passato recente sono invece affidati a Future days, anthem che accumula potenza in un tappeto di frequenze elettroniche, la smorza in respiri eterei prima che un crescendo di claps anticipi la scarica del refrain; a The elevator, percussioni naturali e sintetiche che si fondono per accompagnarci nel paradiso del suono, ma soprattutto alla conclusiva Airport song, ambient che si fa via via più materica fino a sfociare nell'unico brano esplicitamente rock - per quanto arty - del lotto. Ma è solo un attimo, prima di ricadere di nuovo, lentamente, nel sogno.

Assimilate definitivamente le influenze più ingombranti i Drink to me fanno centro pieno. Sanno sfornare canzoni perfette, tanto orecchiabili quanto complesse, e sanno colorarle come pochi. Un sound che non ha nulla da invidiare alla scena di Brooklyn e che in Italia, oggi, non ha eguali.

(Unhip 2012)


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