venerdì 20 aprile 2012

Stephen Dedalus "Say it right!"

Capitolo numero due per i jesini Stephen Dedalus, trio di cui ebbi modo di parlare un anno fa su Kathodik in occasione del loro esordio autoprodotto. "Say It Right!" non si allontana molto dalle sonorità di "Smoke": puro e sano rock ricco di sentori nineties grunge/alternative, spiccano l'overture hard di Long way to Phoenix e soprattutto la cover waitsiana di Goin' out west, pura anfetamina rock'n'roll. Doctor's pills psycho-paranoid blues, più lineare e scansonata (il cambio alla penna e al microfono si sente), fa ballare, così come Right here, condita di ritmi in levare e intermezzi percussivi. Non mancano episodi più trasversali come Average man, ottime linee melodiche in un brano più lento ma non per questo privo di impatto (echi di Pearl Jam specie nel refrain), War maker, divagazioni prog-rock a la Tool nell'intro, e la splendida, conclusiva, Broken twice, rilettura del brano contenuto nel primo album al crocevia tra doom folk e delta blues: una processione di scheletri colma di elettricità a stento tenuta a bada.
Ancora una volta "ospiti illustri": Bill Hicks che introduce il disco, il filosofo indiano Bhagwan Shree Rajneesh nel mezzo e lo zio Bill col suo "The Naked Lunch" recitato in The kick, che prosegue poi in una ballad strumentale a lui dedicata. Molti buoni episodi e un ritmo che non lascia respiro: poca l'innovazione ma tanto il sale. E c'è posto pure per la ghost track (i Novanta che non si rassegnano), un'intima canzone per sole chitarra acustica e voce.

Nicola Paccagnani, Andrea e Nicola Barchiesi, sul disco hanno già raggiunto il loro obiettivo: fanno quello che vogliono e gli riesce benissimo, hanno ottime canzoni e il tiro che serve. Lo scoglio da superare è migliorare la dimensione live: non basta saper suonare ma bisogna anche saper dosare i tempi morti, cosa dire, quanto dire. Ciò che può andar bene in casa, di fronte a un pubblico amico, può non essere la ricetta giusta in trasferta. Per emergere è fondamentale avere un live perfetto, specie se originalità e innovazione non sono le tue carte e ancora di più oggi che il disco, l'album, è poco più che un biglietto da visita.

(Three Hundred Records 2011)


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