martedì 24 aprile 2012

Pollo alle prugne

Novembre 1958, Teheran. Il violinista Nasser Ali (Mathieu Amalric) decide di morire dopo che, durante un furibondo litigio con la moglie Faringuisse (Maria de Medeiros), il suo strumento finisce in frantumi. Simbolo dell'amore impossibile per la giovane Irâne (Golshifteh Farahani), ora che non può più far vivere il ricordo dell'amata con la sua musica, per Nasser Ali la vita non ha più né senso, così come non ha più sapore il suo piatto preferito, il pollo alle prugne. Negli otto giorni che lo separano dalla fine ripercorrerà la sua vita, accompagnandoci in un viaggio tanto denso di sorrisi quanto struggente.

Dopo il riuscitissimo "Persepolis" ecco una nuova trasposizione cinematografica per le novel graphics della franco-iraniana Marjane Satrapi, sempre accompagnata da Vincent Parronaud alla regia. A differenza del predecessore, "Pollo alle prugne" non mantiene la fedeltà grafica al fumetto in bianco e nero: non abbiamo a che fare con un cartoon ma con personaggi in carne e ossa, un film vero e proprio ricco di colori e con soluzioni visive efficacissime, fatte di scenari di cartone e disegni che si fondono col filmato. D'altra parte, del "Pollo alle prugne" stampato mantiene i toni, inizialmente leggeri e ricchi di trovate comiche e fantastiche - si paga dazio a Caro e Jeunet nella trasferta di Nasser Ali col figlio alla ricerca di un nuovo violino - che piano piano emergono in tutta la loro drammaticità. Continui flashback e flashforward si succedono nella mente di Nasser Ali, che ricorda il suo passato e immagina possibili e non rosei futuri per i suoi figli, deluso dalla vita e disilluso dal cambiamento dei tempi nel proprio paese - anticipazione dell'imminente rivoluzione che ben presto cambierà il volto dell'Iran. Agli sfasamenti temporali si affiancano serrati cambi di prospettiva e punti di vista: i figli Cyrus e Lili, la moglie, la donna amata, il fratello Abdi e, ovviamente, il protagonista stesso. Un prisma narrativo che pian piano svela tutti i suoi lati, per lasciarci infine faccia a faccia col dolore puro di Nasser Ali.

Nel complesso meno riuscito di "Persepolis" - un'altro livello qualitativo e più adatto a una trasposizione cinematografica - croce e delizia del nuovo lavoro di Marjane Satrapi e Vincent Parronaud è l'abbondanza di stili, di toni, di temi: l'amore vissuto e l'amore mancato, il ricordo, la gioia e la noia di vivere, lo scorrere del tempo, la cruda realtà e il rifugio del sogno.


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