lunedì 23 aprile 2012

La Coda Lunga

Pubblicato per la prima volta nel 2006, "La coda lunga" è un libro di culto. Il concetto nasce dalla felice intuizione di Chris Anderson, direttore editoriale della celebre rivista americana Wired, e fa la sua prima apparizione nel blog curato dall'autore: dopo i primi, numerosi feedback positivi, Anderson decide di approfondire quel discorso che culminerà con la versione stampata di "The long tail". 

E' molto semplice. Prima della diffusione dei personal computer, della riduzione dei costi dei mezzi di produzione e soprattutto dell'avvento di internet, vivevamo in un'economia di scarsità: negozi dagli spazi limitati, difficoltà nel reperire ciò che si voleva, impossibilità di venire a contatto con prodotti culturali lontani, limiti alla creatività imposti da scarsi e costosi mezzi di produzione. E poi l'esplosione, sempre più rapida, inarrestabile: negozi online in cui si può trovare veramente tutto con un solo click, l'informazione istantanea e a portata di mano, la fine del dominio della televisione e della carta stampata, contrastati dal web e da milioni di blog. Sia che si parli di merci, di informazioni o di creazioni culturali abbiamo a che fare con una moltitudine di fenomeni con un minimo comun denominatore, una rappresentazione grafica, appunto, a coda lunga: sulla sinistra compaiono gli hit, ovvero quei pochi prodotti capaci di vendere tanto, simbolo dell'economia della scarsità. Procedendo verso destra le vendite via via si abbassano, e si arriva a un limite oltre il quale, per l'economia tradizionale, non è più conveniente andare. Ma in un'epoca in cui i costi di magazzino e distribuzione costano sempre meno - e in alcuni casi il costo è praticamente nullo, vedi iTunes - ecco comparire una coda infinita di prodotti che finalmente acquistano importanza: presi singolarmente ciascuno di essi riesce a vendere poco, pochissimo, ma nell'insieme abbiamo a che fare con un mercato capace di competere con quello degli hit. La classica base dell'iceberg una volta che il livello dell'acqua si abbassa.

Anderson parte dai precursori della coda lunga - i cataloghi delle vendite per corrispondenza, i grandi magazzini - e approda alla storia recente, puntando l'attenzione su casi emblematici e di successo quali eBay, Amazon o iTunes, utili per spiegare la sua teoria: offerta centuplicata rispetto a negozi tradizionali, riduzione o eliminazione dei costi di gestione, magazzino, spedizione e vendita, addirittura eliminazione dell'atomo: il futuro è nei bit. Ma non si ferma qui: al confronto di una normale enciclopedia, Wikipedia è la coda lunga della conoscenza, così come Google, col suo sevizio AdSense, è la coda lunga della pubblicità; la ricerca scentifica, prima campo d'azione di un'elite di professionisti, è giorno dopo giorno favorita dal lavoro e dalla passione di una moltitudine di amatori e sempre più orientata verso un'ottica Pro-Am. Lo stesso dicasi in campo artistico: laddove un tempo riuscivano ad emergere i pochi messi sotto contratto da un editore o da una casa discografica, oggi chiunque abbia voglia e talento può dire la sua, grazie ai cd-r prima e agli mp3 poi, a produzioni indipendenti low cost o alla diffusione di siti che permettono di stamparsi e autopubblicarsi i propri libri. Purtroppo riesce a dire la sua anche chi il talento non ce l'ha (aspetto soggettivo, per prevenire i polemici, ...), ragion per cui il mondo e soprattutto internet, che della sfera fisica rappresenta una gargantuesca estensione, sono invasi di spazzatura: pane per i denti di Chris Anderson, che affronta la spinosa questione se sia meglio o peggio vivere in un mondo dominato dall'abbondanza, e sottolinea l'importanza dei filtri: ancora una volta Google, divenuto in breve lo standard tra i motori di ricerca e il sito web per antonomasia, ma anche il fondamentale ruolo dei blog, dei forum, delle recensioni. Finalmente possiamo dire la nostra, far sentire la nostra voce: viviamo in un mondo in cui non ci viene imposto dall'alto cosa è bene e cosa è male, cosa vale e cosa no. La scelta spetta a noi.
Nel paradiso dell'abbondanza passiamo da una cultura di massa a una cultura di nicchie, in cui la base comune precedentemente imposta si fa via via più ristretta ed ognuno è libero di soddisfare i propri interessi, differenti da persona a persona: stiamo assistendo, specie in ambito musicale, a una frammentazione di generi senza precedenti, nella quale è impossibile individuare una corrente comune caratterizzante il decennio appena trascorso (i già famigerati Anni Zero) e anche stilare una qualsiasi top ten o hitlist perde ogni significato. Non è un aspetto negativo, basta farci l'abitudine e sapere cosa ci piace e a cosa si punta.

Un libro fondamentale, una bussola per orientarsi in un presente del quale siamo sicuri di conoscere tutto, spesso ignari delle infinite possibilità che ci riserva.


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