martedì 20 marzo 2012

Snow

A Slavno, villaggio dimenticato da Dio nel cuore della Bosnia, vive un gruppo di donne che passa le proprie giornate a produrre marmellate e conserve. Gli unici uomini sono l'anziano Dedo, guida spirituale della comunità, e il piccolo Ali, bambino affetto da mutismo e da misteriosi fenomeni: tutti gli altri, mariti e figli, sono rimasti dispersi durante la guerra, probabilmente uccisi, ma i loro corpi non sono mai stati ritrovati. Tra le donne spicca la giovane Alma (Zana Marjanovic), intenzionata a non lasciare il villaggio e anzi a portarvi nuova vita e ricchezza, facendo crescere un business promettente ma che trova sbocchi commerciali con estrema difficoltà: l'occasione giusta è l'incontro con Hamza, un giovane camionista costantemente in viaggio tra Bosnia e Germania che potrebbe mettersi in affari con le donne di Slavno. E che potrebbe trovar posto nel cuore della giovane vedova. L'arrivo di due potenziali acquirenti delle proprietà di Slavno minaccerà però i sogni di Alma, mettendo le donne l'una contro l'altra: abbandonare il passato e i ricordi dolorosi o andare avanti orgogliosi delle proprie radici?

L'opera prima della giovane Aida Begic, Premio della Critica al Festival di Cannes 2008, è una vera e propria ode al dolore: un dolore causato da una guerra che non viene mostrata, ma soltanto evocata dai ricordi e dai comportamenti quotidiani delle donne. Alma con lo scrigno dei ricordi del giovane marito, Jasmina e il suo dolore per i figli barbaramente uccisi, la giovane Lejla che attende speranzosa un impossibile ritorno del padre. E su tutti il piccolo Ali con il suo trauma: basta il ricordo della guerra per fargli tornare la paura, simbolicamente rappresentata dalla crescita improvvisa dei capelli. "Snijeg" è infatti un film fortemente simbolico, basti pensare al tappeto che per tutto il film l'anziana Nana tesse incessantemente, che si rivelerà un ponte magico capace di galleggiare sulle acque e di riconciliare presente, passato e futuro; o ancora al ruolo giocato dalla Natura, mirabilmente rappresentata dal bosco silenzioso intorno Slavno, che impedirà ai malvagi Marc e Miro di compiere il loro piano a suon di tempeste e motori improvvisamente guasti.
Prima dell'arrivo degli estranei gli uomini sono quasi del tutto assenti nel film, la loro presenza viene evocata dagli oggetti lasciati, siano questi un paio di occhiali da sole o una lametta da barba, vere e proprie reliquie sacre, o dalle rappresentazioni ironiche che le donne fanno all'inizio del film: ridere per non piangere.
Ma non c'è posto solo per il dolore: in Alma abbonda la speranza, la volontà di andare avanti e di guardare al futuro: bellissima la scena ripetuta in cui la donna si lava mani e volto prima della preghiera, quasi un volersi liberare dagli orrori vissuti prima di presentarsi al cospetto di Allah. La sua è una forza che sovrasta ogni difficoltà, emotiva (il ricordo della guerra e del marito), pratica (la vita in un villaggio deserto) o relazionale (il rapporto teso con l'anziana suocera Safija), simbolo di una Nazione, la Bosnia, maltrattata dalla Storia ma comunque vogliosa di andare avanti. Basterebbe un velo di neve per purificare e seppellire l'orrore.


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