venerdì 30 marzo 2012

Gli Ebrei "2010.1"

Sono stati tirati in ballo molti nomi per descrivere Gli Ebrei, formazione della ridente giovane ondata pesarese di cui sono tra i maggiori esponenti assieme a Soviet Soviet, Be Forest, STRi, Maria Antonietta: gli Altro, non solo per la provenienza geografica ma anche per l'urgenza comunicativa condensata in pillole post punk da mandar giù con un sorso d'acqua, ma attenti agli aculei; Bugo, per i testi tanto semplici quanto strampalati a volte, benché più condensati, qui, in forma di slogan; e ancora i Sonic Youth per le chitarre idolatranti il Dio Rumore, o gli Skiantos per il punk'n'roll cazzaro di facile presa. Tutto vero. Affermazione da prendere con le pinze.

Registrato per fortuna in presa diretta, la sporcizia della bassa fedeltà e della fretta rimane e contribuisce a dar senso all'insieme. In alcuni episodi si rallenta, spesso rimane la grana lo-fi (Passato e presente), solo in un paio di episodi (Bottoni e Da grande voglio avere 40 anni) il sound si ripulisce a dovere e trova posto addirittura un piano. Altrove (La gaia scienza) il rumore straborda, Moore e soci fanno capolino e, per rimanere nelle Marche, vengono alla mente i misconosciuti Vel per i testi e voci che ne emulano la follia. In alcuni casi sono il già sentito e la monotonia a far capolino: la base in fondo è quella di un post punk in bassa fedeltà all'italiana, puoi allontanarti quanto vuoi ma non si sfugge. La noia, 2010, Di nuovo giovani e La maratona si imprimeranno in molti cervelli e saranno ricordate a vita, probabilmente: dodici schegge a comporre un disco immediato che piacerà molto alla giovane generazione underground, i più vecchi e scafati si lasceranno meno impressionare. Forse non capiranno.

Pubblicato l'anno scorso dalla piccola Sinusite Records, viene oggi riproposto dal buon Mirko Spino con la collaborazione de I Dischi di Plastica/Camillas in una succosa edizione in vinile con un bonus cd contenente gli stessi brani in versione midi: una trovata meno scema di quanto si pensi, che da un lato rivela l'immediatezza di composizioni semplici, dall'altro ne sottolinea l'efficacia e accorcia il divario concettuale tra vecchia scuola punk e nuove derive elettroniche, per quanto abbozzate nella forma più scarna possibile.

(Wallace Records / I Dischi di Plastica 2012)


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